You are currently browsing the category archive for the ‘Storia e cultura austriaca’ category.

Oggi, 14 Luglio 2012, ricorre il 150° anniversario dalla nascita di Gustav Klimt, pittore e artista austriaco che, con le sue teorie e il suo stile, rivoluzionò l’arte a venire, pur rimanendo fedele alle sue radici.

Scritta all’ingresso del Palazzo della Sezession / foto: Maria Teresa De Roberto   

Non sto qui a riportare informazioni che potrete leggere praticamente ovunque e in qualunque lingua, ma solo per raccontare un breve episodio.

Nel 2005 andai a Vienna per fare una lunghissima ricerca per la mia tesi di laurea. Soggiornavo nel quinto distretto e mi ricordo ancora l’emozione che provai quando dal bus vidi il cupolone dorato e splendente del palazzo della Sezession. Può sembrare banale ai più, ma quando trascorri degli anni sui libri a studiare luoghi, personaggi, correnti artistiche e letterarie, vedere segni concreti nella città in cui tutto nasce, toglie il fiato. Quasi come una sindrome di Stendhal all’ennesima potenza, perché a smuovere i sensi sono le immagini, i monumenti, i luoghi ma anche le persone. Oggi il palazzo della Sezession ospita ancora esposizioni d’arte d’avanguardia, installazioni e simili, ma è ancora possibile ammirare il Fregio di Beethoven di Klimt.

Fregio di Beethoven / foto: Maria Teresa De Roberto

Enhanced by Zemanta

Den höchsten Sinn im engsten Raum (1). 

(J. W. von Goethe)

fonte: it.ejo.ch

Il Feuilleton, sconosciuto o quasi ai nostri giorni, ebbe invece un ruolo importantissimo nella cultura europea tra i secoli XVIII e XX. Il genere nasce in Francia, per arrivare in Inghilterra (paese dalla ricchissima attività giornalistica fin dal Settecento), in Germania (specialmente negli anni del Vormärz) e in Austria, dove fu centrale per la cultura del Novecento.

Nel 1789 fu fondato a Parigi il Journal des Débats  dove vengono separate con una riga le notizie e le curiosità mondane dagli eventi politici. Sarà questa “linea di demarcazione” a caratterizzare il feuilleton, che è appunto ciò che si trova unter dem Strich e che diventerà un genere tutt’altro che semplice da delimitare. Vi parlo del feuilleton perché fu veramente fondamentale nella letteratura austriaca e soprattutto nel “melting pot” culturale viennese, dove il giornale non era un semplice quotidiano ma uno Zeit-Schrift, una scrittura del tempo.

Il feuilleton divenne uno specchio della società viennese, della sua vita culturale e sociale, elevandosi a genere letterario e non più prettamente giornalistico. Una delle sue peculiarità è l’impronta soggettiva data da ogni autore, dal momento che esso nasce dall’osservazione e quindi dall’elaborazione soggettiva di ciò che si è osservato. Questa soggettività crea un legame tra autore e lettore, che è reso partecipe dei pensieri del primo. Scrissero feuilleton autori del calibro di Stefan Zweig, Hermann Bahr, Alfred Polgar, Felix Salten, Robert Musil e Franz Werfel.

(1) Il senso più elevato nello spazio più ristretto. (traduzione mia)

**E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di contenuti e grafica senza specifica autorizzazione.

Alfred Polgar è l’autore su cui ho scritto la mia tesi. Durante la ricerca sono riuscita a reperire tantissimo materiale e ho letto talmente tanto di lui che ormai è diventato come un amico di famiglia.

Polgar fu un feuilletonista viennese noto soprattutto per i suoi primi raffinati lavori fin de siècle. L’esperienza della Prima Guerra Mondiale, però, lo segna a tal punto da far diventare la sua scrittura da estetica a etica. Dopo la fuga negli USA e un sofferto esilio a causa dell’avvento del nazismo, Polgar torna in Europa ormai anziano per stabilirsi in Svizzera, fino alla morte avvenuta nel 1955.

Nel 2008 ho avuto occasione di pubblicare un saggio sulla rivista letteraria Studia Austriaca, diretta dal prof. Fausto Cercignani dell’Università degli Studi di Milano. Il lavoro tratta gli scritti giudiziari di Polgar che critica l’ingiustizia e l’iniquità, mostrando l’engagement non tanto politico quanto umano dell’autore.

Le pubblicazioni su queste collane sono di stampo internazionale e sono volte ad approfondire la cultura e la letteratura austriaca.

 Ora Studia Austriaca – e Studia Theodisca – sono anche reperibili online .

**E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di contenuti e grafica senza specifica autorizzazione.

Enhanced by Zemanta

Ebbene sì, il papà di Bambi non è Walt Disney!

Forse non tutti sanno che il racconto del celeberrimo cerbiatto è dello scrittore ebreo-austriaco Felix Salten. Anche se nato a Budapest, egli fu attivo nell’epoca in cui esisteva ancora l’impero austro-ungarico, e per questo confluisce di diritto in quel grande calderone che è la letteratura austriaca. Inoltre, Salten si forma a Vienna, dove diventerà Feuilletonchef del Wiener Allgemeine Zeitung, farà parte della corrente letteraria dello Jung-Wien e prenderà a schiaffi Karl Kraus, il famigerato giornalista dalla penna caustica e dalla lingua tagliente! (1)

fonte: it.wikipedia.org

Come accade nel resto del mondo per Pinocchio, anche in questo caso si misconosce la reale paternità del cartone disneyano. Salten pubblicò Bambi. Eine Lebensgeschichte aus dem Walde (Bambi. Una storia di vita dal bosco) nel 1923, mentre il cartone di Disney è del 1942.

Bambi è solo un altro esempio dello stretto legame tra Disney nello specifico, e Hollywood in generale, con la letteratura e la tradizione di lingua tedesca.

Sappiamo tutti come numerose favole dei fratelli Grimm siano poi diventati cartoni disneyani, e ormai è noto anche che il castello de “La bella addormentata nel bosco” si ispira a Neuschwanstein, in Baviera.

fonte: turismoassociati.it

Ma i legami tra intelligencija ebreo-tedesca (ed ebreo-austriaca) e Hollywood non si fermano qui. A tal proposito uscirà un mio saggio nella primavera del prossimo anno.

Nel frattempo, però, vi consiglio un libro che raccoglie numerose lettere private di scrittori in esilio che offrono una prospettiva diretta e non letterariamente mediata: Ich bin ein unheilbarer Europäer. Briefe aus dem Exil.

1. Cfr. M. Freschi (a cura di), La Vienna di fine secolo, Editori Riuniti.

***
Dopo aver pubblicato questo articolo, mi è stato chiesto di condividerlo sul sito Viaggio in Austria e ho accettato molto volentieri. Ringrazio il webmaster, Wolfgang Pruscha per l’apprezzamento e per avermi inserita tra i collaboratori del suo sito.


Felix Halten: il papà di Bambi
in viaggio-in-austria.it – 11 giugno 2012

**E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di contenuti e grafica senza specifica autorizzazione.

Enhanced by Zemanta

Emblemi della cultura di fine secolo, i caffè letterari erano luoghi d’incontro di scrittori, artisti e giornalisti, nei quali prendevano vita correnti e controcorrenti artistiche. Oltre ad essere dei loci amoeni del feuilleton, erano parte integrante del mito asburgico, vere istituzioni tipiche di quel vecchio mondo, centro culturale di ogni sorta di novità, dove non si poteva non essere contagiati dall’intellettualità dell’atmosfera che vi regnava.

Per capire questo milieu, è meglio usare le parole del “centralista” Alfred Polgar:

Das Café Central ist nämlich kein Caféhaus wie andere Caféhaüser, sondern eine Weltanschauung, und zwar eine, deren innerster Inhalt es ist, die Welt nich anzuschauen. Die Luft des Café Central bestimmt das geistige Klima dieses Raumes, ein ganz besonderes Klima, in dem das Lebensunfähige, und nur dieses, bei voller Wahrung seiner Lebensunfähigkeit gedeiht. Das Café Central liegt unterm wienerischen Breitengrad am Meridian der Einsamkeit. Seine Bewohner sind größtenteils Leute, deren Menschenfeindschaft so heftig ist wie ihr Verlangen nach Menschen, die allein sein wollen, aber dazu Gesellschaft brauchen. (1)

 

Nel 2005 andai a Vienna per svolgere la mia ricerca tesi. Ovviamente non potevo non sedermi nel Central a sorseggiare un caffè con panna! In occasione della visita a questo “tempio”, ho conservato una piccola reliquia personale, ovvero la cartina del cioccolatino che accompagna il caffè!

 

(1). A. Polgar, Theorie des Café Central, Kleine Schriften Bd. 4.

“Il Café Central non è infatti un caffè come gli altri, bensì una visione del mondo, e cioè quella il cui nucleo più profondo è di non osservare il mondo. L’aria del Café Central caratterizza il clima spirituale di questo posto, un clima veramente particolare, in cui una persona non vitale, e questa soltanto, progredisce nella difesa della propria non-vitalità. Il Café Central si trova sotto il grado di latitudine di Vienna, al meridiano della solitudine. I suoi abitanti sono per lo più persone la cui misantropia è così forte quanto il loro desiderio di restar sole, ma che per farlo hanno bisogno di compagnia”. (traduzione: Maria Teresa De Roberto)

**E’ vietata la riproduzione, anche parziale, di contenuti e grafica senza specifica autorizzazione.

Enhanced by Zemanta