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Questa mattina ho pensato “cavolo, dovrei riprendere in mano il blog”, allora mi sono messa a spulciare tra i miei vecchi post sulla musica tedesca e mi sono accorta che mancava LEI, la regina del pop tedesco!

Gabriele Susanne Kerner, ovvero Nena, è un po’ l’equivalente tedesco di Madonna. Sulla cresta dell’onda da oltre 30 anni, la signora è la cantante tedesca più famosa e più di successo della moderna storia della musica germanofona.

Nena inizia a calcare le scene sin dal lontano 1977 ma raggiunge una fama di livello mondiale nel 1983 con la super hit 99 Luftballons. Con un testo che sciorina un lessico militare tale da far impallidire anche le più alte cariche della KGB, questa canzone pubblicata in piena Guerra Fredda, diventa un inno antimilitare contro la guerra. L’anno successivo esce la versione inglese che fa spopolare la canzone a tal punto che 99 Luftballons non solo viene “coverizzata” da tantissimi artisti, ma fa talmente parte della cultura pop da essere citata in ben due notissime serie TV americane quali Scrubs e The Simpsons.

E ora godetevi la vista e l’ascolto di queste perle anni ’80!

 

 

Dopo mesi di silenzio torno con un breve post letterario.
Lo stralcio che vi propongo oggi è estratto da un feuilleton di Alfred Polgar, datato 1918. Nonostante ci sia quasi un secolo a dividerci, la nostra attuale situazione politica e sociale mi ha riportato alla mente le parole di questo acuto osservatore “socialmente critico e criticamente socialista“.
Polgar non fu mai schierato per un partito eppure difese sempre i diritti sociali e politici della gente comune.

Nei suoi scritti troviamo non il destino di uomini “importanti” ma quello delle persone comuni – die kleine Leute – e la loro quotidiana lotta alla ricerca di un posticino in una società cinica, egoista e fallace. L’esistenza e il lavoro della “piccola gente” garantiva la continuità stessa della società. Grazie a loro, la vita poté continuare nonostante la tragedia della guerra e il totale disfacimento del vecchio ordine. Meglio avere il busto del proprio postino, che quello di Napoleone sulla scrivania!

INDES aller Leim, der die Welt zusammenhaelt, weich wird, alle Scharniere sich lockern, Neues und Altes durcheunanderstürzt, die Ordnungen wie die Waggons eines entgleisten Zuges sich spießen, sich ineinander verkeilen oder, gänzlich umgeworfen, ihren nackten, toten Mechanismus exhibieren, geht das Leben doch seinen Gang weiter.

Die Anständigkeit der kleinen Leute bewirkt solches Wunder. An dem heiligen Automatismus der Kleinen-Leute-Arbeit übt das Weltwirrsal wenig Störung. Ich will lieber die Büste meines Briefträgers auf den Schreibtisch stellen als die des großen Napoleon. (1.)

(1) Kleine Schriften Band 1, pagg. 274-275.

Segue mia traduzione:
“Mentre la colla che tiene il mondo diventa molle, tutte le cerniere si allentano, il nuovo ed il vecchio precipitano alla rinfusa, gli ordini si infilzano come i vagoni di un treno deragliato, si incastrano o, completamente capovolti, esibiscono il loro nudo e morto meccanismo, la vita continua comunque la sua corsa. Il decoro della piccola gente rende questo miracolo possibile. Il disordine del mondo non reca alcun disturbo all’automatismo del lavoro della piccola gente. Preferirei mettere sulla mia scrivania il busto del mio postino piuttosto che quello del grande Napoleone.”

Quest’oggi vi voglio proporre uno spassoso feuilleton di Alfred Polgar del 1926, che mostra la vis comica dell’autore nel descrivere quanto gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere. Questo brano mi ha sempre fatto pensare ai personaggi dei fumetti Andy Capp e sua moglie Flo, che lo aspetta col mattarello in mano o lo sgrida di continuo!

Cari uomini, avete presente quando la vostra fidanzata o moglie vi dice qualcosa con una vocina quasi rassicurante e melliflua, che però vi lascia perplessi e vi fa sentire che, prima o poi, vi pentirete di qualcosaIl personaggio di questo feuilleton fa una vera e propria ricerca filologica per tentare di capire cosa realmente intendesse dire sua moglie con una semplice frase…

“Natürlich sollst du gehen – was ist das für eine Frage? – Und bleib nur, so lange wie du willst, Lieber. Unterhalte dich gut!” (*)

In questa semplice frase, detta così senza apparente rancore, una donna può voler dire l’esatto contrario di ciò che in realtà afferma. Infatti, a ben vedere, questa frase è tutt’altro che innocua e senza rancore!

A ogni passo il protagonista analizza sempre più visceralmente quella frase e, più si avvicina al vero significato, più aumenta in lui l’ansia:

“Natürlich sollst du gehen”…”natürlich”, das hieß, richtig gehört: dir scheint es natürlich, mich allein zu lassen, aber du hast recht, denn es wäre ja wirklich blanke Unnatur von einem Egoisten, wie du einer bist, auch an den anderen zu denken. Und zu ergänzen war die Wendung so: natürlich sollst du gehen, da es dir solches Opfer wäre, zu bleiben. […] “Unterhalte dich gut!” Das hieß in der Übersetzung: verbringe einen gequälten Abend. Mein Leid stehe zwischen dir und der Freude. Meine Verlassenheit verlasse dich nicht. Meine Träne falle in dein Bier. Und versalze dir das Süße. Unterhalte dich gut! (**)

Signori uomini, siete avvisati! Non fermatevi mai alla superficie… Le donne, intendono sempre qualcos’altro!

(*) “Certo che ci devi andare – che domande sono queste? E resta pure quanto vuoi. Buon divertimento, caro!”

(**)”Certo che ci devi andare”… La parola “certo”, a intenderla nel suo vero significato, voleva dire: a te sembra ovvio lasciarmi sola, e hai ragione, perché per un egoista quale tu sei sarebbe una cosa contro natura pensare a qualcun altro. E, a volerla completare, la frase sarebbe questa: Certo che ci devi andare, dal momento che restare qui sarebbe per te un tale sacrificio. […] “Buon divertimento, caro!” una volta tradotto voleva dire: trascorri una serata di tormento. Rimanga il mio dolore fra te e la gioia. Il mio abbandono non ti abbandoni un solo istante. Le mie lacrime cadano nella tua birra. E con il loro sale ti guastino la dolcezza. Buon divertimento, caro!

*** Unterhalte dich gut è uno dei pochi feuilleton di Polgar a essere stato tradotto in italiano. Buon divertimento, caro! è contenuto in Piccole storie senza morale, ed. Adelphi.

La traduzione è a cura di Cristina Pennavaja.

Ferragosto si avvicina e siamo tutti (o quasi) indaffarati a preparare lo zainetto da portare in spiaggia. Nello zainetto, oltre alle solite cose quali: creme, lettore mp3 e collezione quasi ambrosiana di tutti i giornali di gossip possibili e immaginabili, vi consiglio un libricino leggero ma utilissimo.

Versprechen Sie Deutsch , edito da RoRoRo, è una ottima lettura per chi desidera migliorare le sfumature della lingua, soprattutto nel suo uso più quotidiano. Il libro non ha regole grammaticali ma pone a confronto parole dal suono o dall’uso simile, contestualizzandole in frasi che aiutano a capire la differenza d’uso. Inoltre, è possibile fare degli esercizi e autovalutarsi… una vera chicca per i freak della lingua come me! 

Come potete vedere, io me lo sono portato in vacanza, insieme alle mie immancabili Birkenstock!

Schöne Ferien a Tutti!

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Durante il mio soggiorno Erasmus a Tübingen, tante sono state le cose che mi hanno colpita e affascinata: i luoghi, la gente, lo stile di vita, le belle amicizie e l’uso della stilografica in facoltà! Ebbene sì, quasi tutti i miei colleghi di facoltà, nonché i miei professori, scrivevano con la stilografica. Ci tengo a precisare che sono da sempre stata una amante di stilografiche, pennini e inchiostro, sebbene non fosse sempre stato facile per me usarle a lezione. Un giorno notai che, sebbene in formati e colori diversi, tutti usavano la stessa marca. E da quel momento anche io sono entrata nel mondo LAMY.

LAMY è uno dei simboli del Made in Germany, fondata negli anni Trenta a Heidelberg. Personalmente posso dire che oltre a essere belle, scrivono in maniera fantastica e sono alla portata di tutte le tasche. La cosa bella di queste penne, infatti, è che sono fatte appositamente per essere usate tutti i giorni e sono morbide e scorrevoli alla scrittura.

Io ho una mia piccola collezione personale, ecco un paio di esempi (foto: Maria Teresa De Roberto)

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