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titolo originale: Good Bye, Lenin!

regia: Wolfgang Becker

con: Daniel Brühl, Katrin Saß

anno: 2003

trama:  Berlino Est, 7 ottobre 1989. La DDR, la Repubblica Democratica Tedesca, festeggia i 40 anni. Nell’aria, però, ci sono venti di cambiamento. Alex è un ragazzo che vive questo fermento con curiosità. Durante una manifestazione di dissenso politico, a cui Alex partecipa, sua madre Christiane – convinta socialista – assiste al suo arresto e, colta da malore, va in coma. Al risveglio, il muro è ormai caduto e Berlino è in piena trasformazione. Per evitarle un ulteriore shock, che per Christiane sarebbe fatale, Alex cerca di farle credere che nulla sia cambiato e che la DDR e tutto il sistema socialista esista ancora.

Come vi sentireste se un giorno vi svegliaste e improvvisamente il mondo a cui eravate abituati, in cui credevate fermamente, fosse completamente svanito? Che effetto vi farebbe? In una Berlino in pieno subbuglio, vitale ed energica, si svolge la storia di Alex e di sua madre Christiane, una donna cresciuta con gli ideali della DDR. E questo film, al di là dei cambiamenti che portarono all’unificazione della Germania, al di là della politica e dello stravolgimento in corso, è essenzialmente un atto d’amore di un figlio nei confronti della madre, a cui vuole lasciare l’illusione che il suo mondo ideale sia rimasto solido e intatto. Good Bye, Lenin! è in assoluto uno dei miei film preferiti. Ottima la colonna sonora curata da Yann Tiersen (lo stesso autore della colonna sonora de ‘Il favoloso mondo di Amélie’) e ottima anche la regia, specie durante la scena più emozionante del film, quella della statua volante di Lenin sotto lo sguardo smarrito di Christiane. Il film, campione di incassi in Germania, rientra nel filone della Ostalgie, la cosiddetta nostalgia per la Germania dell’Est. Toccante, tenero, ironico, divertente e commovente. Le emozioni che passano in rassegna sono davvero tante, sullo sfondo di una città affascinante, al centro del mondo, in piena rivoluzione socio-culturale dove, come dice Alex, il futuro è “incerto, ma carico di promesse“.

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Quando si parla di tennis femminile, per me, si parla di Steffi Graf. Ero ancora una bambina quando assistevo alle imprese della mitica tennista tedesca. Riportare tutte le sue vittorie sarebbe un’impresa ardua e non basterebbero sicuramente poche righe. Quello che voglio raccontare è l’idea che avevo di questa atleta. Per me, nonostante fossi ancora troppo piccola per comprendere pienamente le qualità di una sportiva, lei rappresentava una donna d’acciaio, inossidabile, inaffondabile. Vederla giocare, con la sua determinazione, la sua lucida freddezza e la sua grinta, è qualcosa che mi è rimasto impresso. Steffi Graf, per me, è il tennis!

Una carriera pazzesca, costellata di successi, di sfide memorabili, rivalità sportive uniche. Come dimenticare il filo da torcere datole dall’altra grande tennista, Monica Seles? Con lei la Graf ha disputato delle gare di altissimo livello. Purtroppo la allora lanciatissima Seles lasciò il tennis per due anni, a seguito di una brutta aggressione, con accoltellamento alla spalla, subita ad Amburgo da parte di uno spettatore. Le malelingue accusarono la Graf di essere rimasta grande nel tennis solo a seguito dell’abbandono della Seles, ma a ben guardare, Steffi era quella ad aver vinto più gare nelle sfide tra le due.

Della Graf ho deciso di postare tre video. Il primo risale al 1988 e riguarda le vittorie del Golden Slam, ovvero dei 4 tornei più importanti del tennis (Wimbledon, Roland Garros, U.S. Open, Australian Open, vale a dire il ‘Grande Slam’) più l’oro ai Giochi Olimpici, in questo caso di Seul 1988.

Il secondo video è proprio quello della premiazione alle Olimpiadi di Seul.

E, per ultimo, un suo ritorno in televisione, in una sfida tutta particolare… 🙂

Quando si parla di cinema tedesco, bisognerebbe aprire un’enciclopedia a tema. Sì, perché la storia del cinema teutonico è davvero di tutto rispetto.

Questa rubrica, però, non vuole essere nulla di pretenzioso. Non vuole catalogare film, ma vuole semplicemente curiosare nel vasto archivio della cinematografia germanica, spulciando tra pellicole del passato e film più recenti, tra generi cinematografici diversi, tra storie e curiosità, attori e registi. Il tutto per condividere le emozioni di un bel film, magari scoperto per caso oppure consigliato da amici.

Questa rubrica vuole essere un semplice omaggio alla vivace cinematografia tedesca.

È di due giorni fa la notizia sui dati della disoccupazione giovanile in Italia, rilevati dall’Istat e riferiti al mese di maggio. 36,2%: il peggior dato di sempre!

Niente di incoraggiante, quindi, per la fascia più giovane (15-24 anni), tanto che sono in molti a dire che l’Italia non è un Paese per giovani. Peggio di noi solo Spagna e Grecia (dato di marzo per quest’ultima), entrambe al 52,1%, Slovacchia (38,8%) e Portogallo (36,4%). Le cose non vanno meglio, inoltre, nemmeno sulla percentuale del tasso di disoccupazione della popolazione nel complesso che è del 10,1%, in lieve calo rispetto ad aprile (- 0,1%) ma in netto aumento su base annua (+ 1,9%).

Nell’Eurozona la situazione non è certo più rosea. Secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione raggiunge quota 11,1% (+ 0,1% rispetto ad aprile, + 1,1% rispetto a maggio 2011) e, in generale, nell’Unione Europea è salito al 10,3% (+ 0,1% rispetto ad aprile, + 0,8% rispetto a maggio 2011).

Indovinate, invece, dove le cose vanno meglio? Manco a dirlo, tra i paesi con i tassi più bassi troviamo Germania e Austria. Così, mentre la Germania ha il tasso di disoccupazione giovanile più basso d’Europa (7,9%, a cui fa seguito l’8,3% dell’Austria), l’Austria ha il tasso di disoccupazione più basso d’Europa (4,1%), seguita da Olanda (5,1%), Lussemburgo (5,4%) e Germania (5,6%).

Un altro buon motivo per fare un pensierino sullo studio del tedesco, non vi pare?

Fonte dati: Istat ed Eurostat

Navigando alla ricerca di notizie dal mondo germanico, ho trovato questo articolo interessante di Maurizio Di Lucchio sul blog del Corriere della Sera, La Nuvola del Lavoro.

L’articolo è dello scorso 20 marzo e parla della richiesta di talenti italiani nel mercato del lavoro in Germania. Secondo Peter Barnefske, direttore della società Phoneix Gir, le aziende tedesche sarebbero alla ricerca di personale italiano, perché considerato “sveglio”. Le figure più richieste sono ingegneri, medici e infermieri, ma non mancano offerte per il personale nelle strutture alberghiere e artigiani.

E se avete ancora dei dubbi sul tuffarvi o no in un’avventura lavorativa in terra teutonica per via della non conoscenza della lingua tedesca, c’è da dire che le aziende prendono in considerazione i candidati che abbiano un livello di conoscenza linguistica A2, vale a dire un livello base.

Allora cosa aspettate? Questo sì che è un ottimo motivo per studiare il tedesco!

E in Germania vanno a caccia di talenti italiani

di Maurizio Di Lucchio

in La Nuvola del Lavoro (blog Corriere della Sera) – 20 marzo 2012