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Dopo mesi di silenzio torno con un breve post letterario.
Lo stralcio che vi propongo oggi è estratto da un feuilleton di Alfred Polgar, datato 1918. Nonostante ci sia quasi un secolo a dividerci, la nostra attuale situazione politica e sociale mi ha riportato alla mente le parole di questo acuto osservatore “socialmente critico e criticamente socialista“.
Polgar non fu mai schierato per un partito eppure difese sempre i diritti sociali e politici della gente comune.

Nei suoi scritti troviamo non il destino di uomini “importanti” ma quello delle persone comuni – die kleine Leute – e la loro quotidiana lotta alla ricerca di un posticino in una società cinica, egoista e fallace. L’esistenza e il lavoro della “piccola gente” garantiva la continuità stessa della società. Grazie a loro, la vita poté continuare nonostante la tragedia della guerra e il totale disfacimento del vecchio ordine. Meglio avere il busto del proprio postino, che quello di Napoleone sulla scrivania!

INDES aller Leim, der die Welt zusammenhaelt, weich wird, alle Scharniere sich lockern, Neues und Altes durcheunanderstürzt, die Ordnungen wie die Waggons eines entgleisten Zuges sich spießen, sich ineinander verkeilen oder, gänzlich umgeworfen, ihren nackten, toten Mechanismus exhibieren, geht das Leben doch seinen Gang weiter.

Die Anständigkeit der kleinen Leute bewirkt solches Wunder. An dem heiligen Automatismus der Kleinen-Leute-Arbeit übt das Weltwirrsal wenig Störung. Ich will lieber die Büste meines Briefträgers auf den Schreibtisch stellen als die des großen Napoleon. (1.)

(1) Kleine Schriften Band 1, pagg. 274-275.

Segue mia traduzione:
“Mentre la colla che tiene il mondo diventa molle, tutte le cerniere si allentano, il nuovo ed il vecchio precipitano alla rinfusa, gli ordini si infilzano come i vagoni di un treno deragliato, si incastrano o, completamente capovolti, esibiscono il loro nudo e morto meccanismo, la vita continua comunque la sua corsa. Il decoro della piccola gente rende questo miracolo possibile. Il disordine del mondo non reca alcun disturbo all’automatismo del lavoro della piccola gente. Preferirei mettere sulla mia scrivania il busto del mio postino piuttosto che quello del grande Napoleone.”

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