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Durante il mio soggiorno Erasmus a Tübingen, tante sono state le cose che mi hanno colpita e affascinata: i luoghi, la gente, lo stile di vita, le belle amicizie e l’uso della stilografica in facoltà! Ebbene sì, quasi tutti i miei colleghi di facoltà, nonché i miei professori, scrivevano con la stilografica. Ci tengo a precisare che sono da sempre stata una amante di stilografiche, pennini e inchiostro, sebbene non fosse sempre stato facile per me usarle a lezione. Un giorno notai che, sebbene in formati e colori diversi, tutti usavano la stessa marca. E da quel momento anche io sono entrata nel mondo LAMY.

LAMY è uno dei simboli del Made in Germany, fondata negli anni Trenta a Heidelberg. Personalmente posso dire che oltre a essere belle, scrivono in maniera fantastica e sono alla portata di tutte le tasche. La cosa bella di queste penne, infatti, è che sono fatte appositamente per essere usate tutti i giorni e sono morbide e scorrevoli alla scrittura.

Io ho una mia piccola collezione personale, ecco un paio di esempi (foto: Maria Teresa De Roberto)

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Rosenstolz sono un duo di Berlino, famosissimi negli anni Novanta, che cantano in tedesco e fanno un misto tra pop/rock e chanson, tanto da essersi meritati un genere tutto loro: il “Mondänpop. I loro testi ruotano maggiormente intorno all’amore e i sentimenti, ma non mancano argomenti politici e scabrosi. Il mio album preferito, infatti, è Erwarten Se nix uscito nel 2004 e contenente i brani più osé del periodo 1994/95, affrontati da Anna R. e Peter Plate con grande ironia, quasi in stile vaudeville.

mia foto della copertina dell’album
Erwarten Se nix

Vi voglio proporre due canzoni. La prima – Für dich mich dreh‘ – è molto particolare. Il sound ci conduce in un’atmosfera fumosa e scarsamente illuminata, dove la voce della cantante ci accompagna in un monologo/dialogo dal ritmo sempre più crescente.

Essa parla con eleganza, e senza mai cadere nella volgarità,  di una ragazza che si esibisce in un peep show. Il tono malinconico e il ritmo lento trasmettono tutta la solitudine della scena raccontata.

La seconda canzone – Schlampenfieber – è spudorata e divertente. Anna R. enfatizza ironicamente le sue doti canore, interpretandola in maniera teatrale e appunto chansonesque.

la band Juli
fonte: stustaculum.de

I Juli sono un gruppo di pop alternativo originario di Gießen, nell’Assia. Anche loro sono tra gli esponenti di picco della nuova Neue Deutsche Welle e sono apparsi quasi contemporaneamente ad altri gruppi quali Silbermond e Wir Sind Helden, di cui parlerò prossimamente. La band ha all’attivo 3 album e al momento sembra si sia presa una piccola pausa dalle scene.

Il loro singolo di debutto Perfekte Welle (trad. Onda perfetta) del 2004 fu un vero successo, tanto da diventare un tormentone in radio. Purtroppo per loro, però, qualche mese dopo ci fu lo tsunami nell’Oceano Indiano che provocò tanti danni e fece numerose vittime. Molte radio e televisioni decisero allora di non programmare più il brano, in segno di rispetto. Sebbene la canzone, ovviamente, non avesse contenuti irrispettosi (visto che parlava di un surfer in attesa dell’onda perfetta) la band e la casa discografica si mostrarono comprensivi verso questa decisione.

Gustatevi questi 3 brani (uno per ciascun album)!

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Quando si parla di cinema tedesco, bisognerebbe aprire un’enciclopedia a tema. Sì, perché la storia del cinema teutonico è davvero di tutto rispetto.

Questa rubrica, però, non vuole essere nulla di pretenzioso. Non vuole catalogare film, ma vuole semplicemente curiosare nel vasto archivio della cinematografia germanica, spulciando tra pellicole del passato e film più recenti, tra generi cinematografici diversi, tra storie e curiosità, attori e registi. Il tutto per condividere le emozioni di un bel film, magari scoperto per caso oppure consigliato da amici.

Questa rubrica vuole essere un semplice omaggio alla vivace cinematografia tedesca.

Oggi, 14 Luglio 2012, ricorre il 150° anniversario dalla nascita di Gustav Klimt, pittore e artista austriaco che, con le sue teorie e il suo stile, rivoluzionò l’arte a venire, pur rimanendo fedele alle sue radici.

Scritta all’ingresso del Palazzo della Sezession / foto: Maria Teresa De Roberto   

Non sto qui a riportare informazioni che potrete leggere praticamente ovunque e in qualunque lingua, ma solo per raccontare un breve episodio.

Nel 2005 andai a Vienna per fare una lunghissima ricerca per la mia tesi di laurea. Soggiornavo nel quinto distretto e mi ricordo ancora l’emozione che provai quando dal bus vidi il cupolone dorato e splendente del palazzo della Sezession. Può sembrare banale ai più, ma quando trascorri degli anni sui libri a studiare luoghi, personaggi, correnti artistiche e letterarie, vedere segni concreti nella città in cui tutto nasce, toglie il fiato. Quasi come una sindrome di Stendhal all’ennesima potenza, perché a smuovere i sensi sono le immagini, i monumenti, i luoghi ma anche le persone. Oggi il palazzo della Sezession ospita ancora esposizioni d’arte d’avanguardia, installazioni e simili, ma è ancora possibile ammirare il Fregio di Beethoven di Klimt.

Fregio di Beethoven / foto: Maria Teresa De Roberto

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