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Circa Trenta anni fa numerosi cantanti tedeschi raggiunsero la fama mondiale. Chi non ha mai sentito parlare di gruppi come Propaganda, Alphaville, Modern Talking, o Scorpions? Purtroppo, però, queste band raggiungevano notorietà solo perché cantavano in inglese. Negli ultimi anni, invece, le cose sono cambiate e si assiste a una vera rinascita della musica tedesca.

Poiché la musica è espressione e documento dell’epoca in cui nasce, è imprescindibile dal rapporto triadico tempo-cultura-lingua e, di conseguenza, si rivela un utilissimo strumento per un approccio comunicativo all’apprendimento della lingua. Attraverso l’uso di canzoni orecchiabili, si può capire che il tedesco non si trova solo sui libri di testo e le grammatiche. Un approccio musicale alla lingua può essere fondamentale non solo per tenere alta la motivazione, ma soprattutto per abbattere il solito pregiudizio del tedesco come lingua “dura” e “non melodiosa“.

Qui sotto vi propongo una canzone dei Wir Sind Helden, uno dei tanti gruppi della nuova Neue Deutsche Welle, ovvero la nuova scena musicale tedesca che canta in tedesco, trattando una varietà di temi, dal più faceto al più impegnato. Ho scelto questa canzone perché, oltre a essere piacevolmente orecchiabile, ma non per questo scontata, le parole sono scandite bene e questo rende più facile la comprensione del testo. Buon ascolto!

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Emblemi della cultura di fine secolo, i caffè letterari erano luoghi d’incontro di scrittori, artisti e giornalisti, nei quali prendevano vita correnti e controcorrenti artistiche. Oltre ad essere dei loci amoeni del feuilleton, erano parte integrante del mito asburgico, vere istituzioni tipiche di quel vecchio mondo, centro culturale di ogni sorta di novità, dove non si poteva non essere contagiati dall’intellettualità dell’atmosfera che vi regnava.

Per capire questo milieu, è meglio usare le parole del “centralista” Alfred Polgar:

Das Café Central ist nämlich kein Caféhaus wie andere Caféhaüser, sondern eine Weltanschauung, und zwar eine, deren innerster Inhalt es ist, die Welt nich anzuschauen. Die Luft des Café Central bestimmt das geistige Klima dieses Raumes, ein ganz besonderes Klima, in dem das Lebensunfähige, und nur dieses, bei voller Wahrung seiner Lebensunfähigkeit gedeiht. Das Café Central liegt unterm wienerischen Breitengrad am Meridian der Einsamkeit. Seine Bewohner sind größtenteils Leute, deren Menschenfeindschaft so heftig ist wie ihr Verlangen nach Menschen, die allein sein wollen, aber dazu Gesellschaft brauchen. (1)

 

Nel 2005 andai a Vienna per svolgere la mia ricerca tesi. Ovviamente non potevo non sedermi nel Central a sorseggiare un caffè con panna! In occasione della visita a questo “tempio”, ho conservato una piccola reliquia personale, ovvero la cartina del cioccolatino che accompagna il caffè!

 

(1). A. Polgar, Theorie des Café Central, Kleine Schriften Bd. 4.

“Il Café Central non è infatti un caffè come gli altri, bensì una visione del mondo, e cioè quella il cui nucleo più profondo è di non osservare il mondo. L’aria del Café Central caratterizza il clima spirituale di questo posto, un clima veramente particolare, in cui una persona non vitale, e questa soltanto, progredisce nella difesa della propria non-vitalità. Il Café Central si trova sotto il grado di latitudine di Vienna, al meridiano della solitudine. I suoi abitanti sono per lo più persone la cui misantropia è così forte quanto il loro desiderio di restar sole, ma che per farlo hanno bisogno di compagnia”. (traduzione: Maria Teresa De Roberto)

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Ci sono tanti motivi per cui valga la pena studiare tedesco. Certo, detto da me che adoro la lingua e la cultura tedesca, può sembrare vagamente di parte, ma i fatti lo dimostrano.

Lo scorso ottobre ho salvato un articolo apparso sul Corriere del Veneto, intitolato “Gli hotel assumono solo austriaci «I nostri ragazzi non sanno il tedesco»“. Nell’articolo – firmato da Alice D’Este e Mauro Zanutto – si mettevano in evidenza le difficoltà degli albergatori di Venezia e del litorale di trovare ragazzi italiani che sapessero parlare tedesco. Della serie, il lavoro c’è ma manca il personale con competenze linguistiche. Così si è dovuto cercarlo nella vicina Austria.

Un vero peccato, se si considerano anche i dati relativi al turismo che, nella sola Venezia, lo scorso anno, hanno rilevato i turisti tedeschi tra i primi posti.

Il problema è principalmente legato alla scuola, al fatto che la lingua tedesca sia sparita da molti istituti scolastici. Una cosa su cui tocca riflettere seriamente e che necessita di essere cambiata.